Ho un sogno.
Trovare una casa con vista sull’oceano, con muri in sasso e persiane azzurre. Non la voglio sulla riva, ma un po’ in collina, in un posto verde e tranquillo. Il mare mi basta scorgerlo dalle finestre, discreto e presente solo all’invito dello sguardo.
Una casetta semplice, fatta di elementi naturali. Legno, pietra e calce. Qualche luce ben piazzata. Lampade a risparmio energetico, ovviamente, anche perché quelle a incandescenza stanno per essere vietate. Ma nessun faro alogeno o lampada LED, perché saprebbero troppo di moderno.
Una casetta piccola, perché quando sei a contatto con la natura la tua casa è l’ambiente naturale che ti circonda e non lo spazio delimitato dalle quattro mura.
Una stufa a legna, forse un camino, per scaldare l’ambiente e non solo come temperatura. Ma il luogo che immagino ha un clima mite, non troppo freddo neanche d’inverno.
Una casetta senza televisione, decoder o parabola. L’unica tecnologia che mi serve è un accesso a Internet. Devo pur rimanere connesso con il mondo, e continuare a scrivere. Libri e articoli di informatica, ma non solo. Potrei allargare gli orizzonti e occuparmi anche di altro.
Una casa in un bel posto… potrebbe essere il Portogallo. Per esempio tra Odemira, Almòdovar e Monchique. Mi raccoglierei tra il Parque Natural do Sudoeste Alentejano e Costa Vicentina e il Parque Natural do Vale do Guadiana. Una zona puntellata da paesini dalle chiese bianche bordate d’azzurro, separate da colline ocra e verdi.
Potrei prendere una piccola barca e navigare sul Rio Mira, che è molto lungo e potrebbe portarmi fino all’oceano. E lì, giunta la sera, potrei osservare tutta la gamma di sfumature arancioni che il sole fa quando abbraccia l’orizzonte: dall’ambra al corallo, dal melograno al vermiglione. Per poi passare al ruggine e al mogano, fino a raggiungere il buio.
E un’arco di stelle comparirebbe nel cielo, avvolgendomi nella notte.